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  18.01.2018 Ferienhaus Ostsee
   
A Lisbona, nel corso del congresso Easd 2017, tenutosi nel mese di settembre, è stato presentato uno studio internazionale condotto in 19 paesi diversi, compresa l’Italia, sul farmaco “Sotagliflozin”, in grado di tenere sotto controllo il livello di glucosio nel sangue e di mantenere la propria efficacia nonostante il minor apporto di insulina, candidandosi quindi a divenire un nuovo e promettente farmaco anti-diabete.
Lo studio, pubblicato sul New England Journal of medicine, ha coinvolto 1402 pazienti ed è durato 24 settimane.
"La sperimentazione - spiega il docente dottor Paolo Pozzilli, ordinario di Endocrinologia e malattie metaboliche presso l’Università Campus Biomedico che ha partecipato allo studio - ha accertato che il farmaco “Sotagliflozin” -  che fa parte della classe dei cosiddetti inibitori del riassorbimento del glucosio a livello renale, consentendone l'eliminazione del glucosio attraverso le urine - è in grado di ridurre il suo assorbimento anche a livello intestinale.
La speciale pasticca, presa la mattina a colazione, si è rivelata capace di tenere a bada il glucosio nel sangue e di conservare la propria efficacia,  pur sempre con un minore apporto di insulina.
Pertanto si tratta in ogni caso di un farmaco aggiuntivo all’insulina, come titola l’editoriale del New England e “per la prima volta da quando fu introdotta l’insulina, ormai quasi cento anni – dice Pozzilli – abbiamo una compressa efficace nel trattamento del diabete di tipo 1. Non sostituisce l’insulina ma ne riduce le dosi e soprattutto migliora di molto le glicemie giornaliere limitando le ipoglicemie. Un risultato davvero importante per i pazienti con diabete di tipo 1”.
Quindi un farmaco significativo per i pazienti cronici che soffrono spesso di sbalzi nei livelli glicemici. I pazienti che hanno partecipato al trial clinico, infatti, grazie all’assunzione di questa compressa hanno registrato una significativa riduzione del fabbisogno insulinico e un notevole miglioramento nei livelli dell’emoglobina glicata, che è indice di buon controllo del metabolismo: in particolare, il farmaco è riuscito ad abbassare la loro glicemia e a mantenerla stabile nonostante, nel contempo, fosse stato ridotto loro l’apporto d’insulina”.
Questo – aggiunge Pozzilli – può significare un minor rischio di complicanze a lungo termine”.
Ma gli effetti sembrerebbero ben più ampi, in quanto il Sotagliflozin sembrerebbe anche efficace nel ridurre le ipoglicemie, favorire la perdita di peso e controllare la pressione arteriosa nei soggetti in cui era elevata, precisano i ricercatori.
I ricercatori spiegano il meccanismo di azione del farmaco: dopo un primo filtraggio renale, il glucosio viene riassorbito nel sangue e quindi torna in circolo, fino a quando il livello glicemico non supera quota 180. Oltre tale limite, il glucosio viene eliminato dall'organismo con le urine e le feci.
Il Sotagliflozin modifica questa “soglia” glicemica di riassorbimento dello zucchero nel sangue, facendola scendere a 130. Quando la glicemia raggiunge tale livello, scatta l'inibizione delle due proteine trasportatrici del glucosio, che agiscono di solito una nel rene e l'altra nell'intestino (Sglt1 e Sglt2) riportandolo in circolo. Con la loro disattivazione, l'organismo evita di “riprendersi” gli zuccheri nel sangue, consentendone l'eliminazione definitiva.
La nuova molecola appartiene ad una famiglia di farmaci finora testati solo per la cura del diabete di tipo 2, quello che insorge a seguito di obesità o di cattive abitudini alimentari. I trials clinici sui ‘parenti’ del Sotagliflozin avevano dimostrato recentemente – in particolare per due di essi, l’Empagliflozin e il Canagliflozin – la capacità di ridurre di un terzo la mortalità nei pazienti con diabete di tipo 2 per tutte le cause.
Anche per questo, la sfida che si schiude ora per i ricercatori sarà quella di “verificare sperimentalmente se questa molecola, come le ‘cugine’ validate per il diabete di tipo 2, possa avere effetti analoghi sulla mortalità anche nei pazienti con diabete giovanile”, conclude Pozzilli.
Per la commercializzazione del farmaco, anche se alcuni voci parlano di un anno, invita alla prudenza Giorgio Sesti, presidente Sid, della società italiana di diabetologia: “il dato scientifico è stimolante – premette – ma non vorrei che i pazienti pensassero di poter fare a meno dell’insulina o di poterla ridurre prendendo la pillola. Non c’è ancora infatti un protocollo da applicare per come scalare l’insulina, nei tempi e nelle quantità".
Quando ci sarà sarò felice di applicarlo. Ma abbiamo tempo perché, tra registrazioni varie, non credo sarà disponibile prima di tre anni”.
 
Fonti:
http://www.lastampa.it/2017/09/13/scienza/benessere/studio-internazionale-per-un-nuovo-farmaco-antidiabete-xPgVVoaWVvDtPnKA7EdWBP/pagina.html
http://www.diabeteschannel.it/blog-post/1978/
http://www.affaritaliani.it/sport/milan-news/diabete-nuovo-farmaco-pillola-sugar-killer-vs-diabete-tipo-1-498789.html