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Indice

La glicemia
Misure e valori
Facilitazioni per mantenere equilibrata la glicemia
Fattori scatenanti il  rialzo di glicemia
Problematiche relative alla glicemia


La glicemia rappresenta la quantità di glucosio o il valore della concentrazione di glucosio presente nel sangue (mg/dl).

Misure e valori
La glicemia si esprime attraverso valori convenzionali basati sulla tendenza del corpo a filtrare il glucosio presente nel sangue tramite i reni quando è presente una tale concentrazione (glicosuria).
Il suo valore può essere espresso con diverse unità di misura in mg/dl [milligrammi per decilitro (mg/dL)] o in mmol/l. [millimoli per litro (mmol/L)]: quest'ultima unità di misura è quella adottata dal SI e come tale rappresenta lo standard di riferimento a livello internazionale.
Per convertire la glicemia da milligrammi a millimoli, occorre moltiplicare il valore della glicemia per valore standard uguale a 0,0555:  quindi 50 mg/dl equivarranno a 2,78 mmol/L; 100 mg/dl equivarranno a 5,56 mmol/L; etc.

Formula

Valore glicemia (mg/dl) x 0,0555 = nnmol/l

Vengono considerati normali valori a digiuno compresi tra 60 mg/dl e 70 mg/dl (questi valori debbono essere controllati da un esperto, 60 potrebbe essere troppo basso) valori superiori 126 mg/dl a digiuno potrebbe essere sintomo di diabete, mentre a due ore da un pasto il valore può salire a 150 mg/dl.
I valori di glucosio sono riferiti al siero venoso: per gli scopi clinici, il livello di glucosio nel plasma e nel siero dei capillari è quasi identico, e nel sangue arterioso è leggermente più alto. Nel sangue intero invece il livello complessivo di glucosio (quello misurato dai glicometri portatili "da dito" per diabetici) è più basso di circa il 15%: se aggiungiamo che questi apparecchietti hanno un margine di errore del 15%, si può avere una lettura di glicemia di 30 mg/dl quando in realtà è 54 mg/dl, bassa, ma non ancora critica.

Ci sono altri due fattori che influenzano il valore misurato della glicemia:

  1. valore dell'ematocrito: differenza fra livello di glucosio nel sangue intero e nel siero è maggiore quando l'ematocrito è alto, come nei neonati (un alto livello di ematocrito nei neonati può ulteriormente confondere i glicometri).
  2. ritardo nella trattazione del campione di sangue: se questo non viene posto in provette al fluoruro o non viene immediatamente trattato per separare il siero dalle cellule che contiene, queste consumeranno lentamente il glucosio nel siero, abbassandone la concentrazione (consumo in vitro).


Riepilogando:

 

Valori glicemia a digiuno

mg/dl

mmol/L

NORMALE

< 100

3.88 - 5.55

Alterata glicemia a digiuno (IFG)

100-125

> 5.5 - <7.0

Diabete

>126

> 7.0

 Questi valori non sono costanti nel tempo, perché dipendono dall'assunzione di cibi:

  • post prandiale, il valore è compreso tra 130-150 mg/dl
  • durante il digiuno, il valore può scendere a 60-70 mg/dl, se il valore rilevato è compreso tra 100-125, si ha un'alterata glicemia a digiuno, se il valore è superiore a 126 mg/dl è sintomo di iperglicemia.

Riepilogando:

Glicemia dopo 120' dal carico orale di glucosio (OGTT)

mg/dl

mmol/L

Normale

< 140

< 7.8

Alterata tolleranza al glucosio (IGT)

> 140 < 200

> 7.8 < 11.1

Diabete

> 200

> 11.1

Nell'infanzia e nella prima fanciullezza la glicemia è un po' più bassa che nell'età adulta, sebbene comunque sopra i 60 mg/dl, dopo il periodo neonatale.
Nei neonati, stabilire quale sia il livello di glucosio "normale" è più difficile; dagli studi e dall'esperienza clinica non è raro riscontrare neonati perfettamente in salute con una glicemia di 36 mg/dl o addirittura 27 mg/dl fin dal primo giorno di vita. Sembra evidente che il cervello dei neonati è in grado di sfruttare fonti di energia alternative al glucosio, in caso di necessità. I neonatologi continuano a discutere su come sia possibile e su quali rischi comporti una glicemia tanto bassa, ma l'opinione generale sembra concorde nell'indicare un livello di 60 mg/dl come valore ottimale.
Nei neonati malati, sottopeso o prematuri un basso livello di glucosio è anche più comune: in tali circostanze la raccomandazione è di tenere la glicemia almeno a 40 mg/dl. Alcuni indicano come meta terapeutica da raggiungere i 72 mg/dl, soprattutto in caso di iperinsulinismo, quando le fonti alternative di energia potrebbero essere meno disponibili.

L'organismo umano possiede un sistema di regolazione intrinseco che consente di mantenere relativamente costante la glicemia durante l'arco della giornata. La presenza di glucosio nel sangue è essenziale per la vita, essendo un nutriente essenziale per tutte le cellule dell'organismo.

In soggetti sani che seguono una dieta mista la glicemia si mantiene, durante la giornata, generalmente tra i 60 e i 130 mg/dl, con un valore medio di riferimento di 90 mg/100 ml (5 mM).
Mantenere costante la glicemia è importante per assicurare il normale apporto energetico al cervello. A differenza di altri organi e dei muscoli il cervello non è in grado di immagazzinare riserve di glucosio dalla cui disponibilità dipende direttamente. Se si escludono le condizioni di digiuno prolungato (vedi: chetoni) il glucosio ematico è  l'unico substrato energetico utilizzabile dal cervello.
Inoltre sia valori troppo bassi di glicemia (ipoglicemia) che valori troppo alti (iperglicemia) sono potenzialmente pericolosi per l'organismo e, se protratti per lunghi periodi. possono portare a conseguenze molto gravi (coma, diabete,etc. ).
Il sistema di regolazione della glicemia è mediato principalmente dall'azione di due ormoni: l'insulina ed il glucagone: il primo è un ormone ipoglicemizzante perché promuove l'abbassamento della glicemia, mentre il glucagone produce effetti contrari (iperglicemizzante).
Dopo un pasto abbondante la glicemia tende a salire a causa  delle grandi quantità di glucosio che l'intestino riversa in circolo (condizione di sazietà).
Un innalzamento dei livelli glicemici stimola la secrezione di insulina, che con la sua azione riporta la glicemia a livelli normali (l'insulina facilita il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule, favorisce l'accumulo di glucosio sotto forma di glicogeno ed aumenta l'utilizzo di glucosio da parte delle cellule).
Dopo qualche ora di digiuno la glicemia tende ad abbassarsi a causa del passaggio del glucosio dal circolo ai tessuti.
Un abbassamento dei livelli glicemici stimola la secrezione di glucagone (condizione di digiuno), un ormone che riporta la glicemia a valori normali (stimola la produzione di glucosio a partire dal glicogeno e favorisce l'utilizzo cellulare di grassi e aminoacidi, risparmiando glucosio).

metabolismo-glucidi


La quantità di insulina riversata in circolo è direttamente proporzionale al valore della glicemia, più questa aumenta e maggiore quantità di insulina viene secreta.
La glicemia si alza moltissimo quando un pasto è composto principalmente da grossi quantitativi di carboidrati, specie se semplici (ad elevato indice glicemico), mentre aumenta più gradatamente se i glucidi sono complessi ed associati a proteine, grassi e fibre (vedi: indice e carico glicemico).
In generale l'incremento glicemico è massimo per i carboidrati, medio basso per le proteine e minimo per i grassi.
Quando grandi quantitativi di insulina vengono riversati in circolo la glicemia si abbassa rapidamente e scende sotto i livelli normali. Il repentino calo della glicemia, noto come ipoglicemia reattiva post-prandiale, viene captato dall'organismo che aumenta la secrezione di glucagone. Questo ormone interviene rapidamente stimolando il senso della fame per riportare nella norma i livelli glicemici.
Si viene così a creare un circolo vizioso e la maggior parte del glucosio introdotto nelle cellule finisce per essere trasformato in grasso.
Inoltre l'aumentata richiesta di insulina porta a lungo andare ad un progressivo declino funzionale delle cellule ß del pancreas (deputate alla produzione di insulina) con aumento della glicemia a digiuno (IFG).
L'alterata glicemia a digiuno pone a sua volta le basi per la comparsa del  diabete di tipo II oppure la premonizione di un diabete di tipo I.

Ulteriore regolazione della glicemia viene svolta dai reni, che eliminano glucosio (glicosuria) quando la glicemia venosa supera i 170-180 mg/100 ml (valore detto soglia renale per il glucosio).  Sotto tale soglia i glomeruli renali riassorbono il glucosio reimmettendolo nel circolo ematico. Oltre vengono riversati nell'urina insiema all'acqua che il corpo richiede.


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Facilitazioni per mantenere equilibrata la glicemia
E’ opportuno:   

  • Limitare la quantità di carboidrati, soprattutto - ma non esclusivamente - quelli semplici (zucchero, dolci, cereali e derivati da farine raffinate).
  • Limitare il consumo di snack, prodotti dolciari e bevande zuccherate
  • Non eccedere con il consumo di carboidrati a medio indice e ad alto carico glicemico (pasta, pane, patate, cereali ecc.).
  • Preferire alimenti integrali ricchi di fibre, come la frutta, la verdura ed i cereali integrali.
  • Ripartire uniformemente i nutrienti nei vari pasti evitando i pasti a base di soli carboidrati (per esempio 100 grammi di pasta in bianco aumentano di più la glicemia rispetto a 80 grammi di pasta al tonno e pomodoro e sono anche meno sazianti)
  • non fare pasti troppo abbondanti, ma suddividere l'apporto calorico in almeno quattro/cinque pasti giornalieri; ricordiamo infatti che per tenere sotto controllo la glicemia è molto importante non solo la qualità ma anche la quantità dei nutrienti assunti con la dieta (com'è logico pensare un cucchiaino di zucchero, pur avendo un indice glicemico alto, causa un incremento glicemico inferiore rispetto a 100 g di pasta integrale)
  • leggere sempre le etichette ed i valori nutrizionali, moderare l'utilizzo di cibi che contengono sciroppo di glucosio e/o sciroppo di fruttosio e/o amido di mais.

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Fattori scatenanti il  rialzo di glicemia
La glicemia aumenta per diversi fattori e precisamente per effetto:

  • dei carboidrati assunti durante i pasti;
  • del fegato: la glicemia è regolata dal fegato, da alcuni tessuti e ormoni. Negli epatociti il glucosio entra liberamente, mentre nelle cellule somatiche entra su controllo di alcuni fattori ormonali. A concentrazioni glicemiche normali il fegato è un produttore di glucosio; quando la glicemia aumenta, l'immissione di glucosio cessa e ad alti livelli glicemici si ha una captazione (e conservazione) di glucosio nel fegato e nei tessuti periferici;
  • dell'insulina che svolge un ruolo centrale nella regolazione del tasso di glucosio ematico. L'insulina, ormone prodotto dalle cellule β del pancreas, è secreta nel sangue in risposta diretta (all'iperglicemia) e la sua concentrazione ematica varia parallelamente alla variazione della glicemia: il suo effetto è quello di abbassare la glicemia (azione ipoglicemizzante). La liberazione di insulina nel sangue è stimolata da amminoacidi, acidi grassi liberi e corpi chetonici; è invece repressa da adrenalina e noradrenalina, neurormoni secreti dalla parte midollare delle ghiandole surrenali, con effetto quindi iperglicemizzante.
  • dell'ipofisi anteriore che produce ormoni che tendono ad aumentare la glicemia, agendo come antagonisti dell'insulina: l'ormone somatotropo (ormone della crescita o somatotropina, in sigla GH) e l'ormone adrenocorticotropo o corticotropina (ACTH). L'effetto principale dell'ACTH sul metabolismo carboidratico è dovuto alla stimolazione della secrezione di ormoni della corteccia surrenale, che produce vari ormoni steroidi, tra cui i glucocorticoidi, che alzano la glicemia tramite aumento dell'insulinoresistenza.
  • del glucagone, ormone prodotto dalle cellule α del pancreas e la cui secrezione è stimolata dall'ipoglicemia. Il suo effetto è di innalzare la glicemia (azione iperglicemizzante) tramite la demolizione del glicogeno e la neoglucogenesi (trasformazione di alcuni amminoacidi in glucosio).
  • dell'ipertiroidismo che è causa ipoglicemia al contrario dell’ipotiroidismo che invece genera iperglicemia.
  • di alcuni farmaci, come per esempio alcuni antipsicotici, il cortisone o la fluoxetina quando viene sospesa (altri, come effetto secondario, al contrario possono ridurla, come per esempio i beta bloccanti agendo sullo stress).

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Problematiche relative alla glicemia
La normale concentrazione di zuccheri nel sangue di una persona adulta è complessivamente di 5 grammi. Per avere un termine di paragone, un cucchiaino di zucchero contiene 8 gr di glucosio, e quindi un semplice caffè o l'assunzione di dolci, specialmente fuori pasto, rappresentano per il corpo un'overdose di zuccheri. Per mantenere la glicemia entro livelli non letali, il pancreas produce insulina. Nel tempo il pancreas si "affatica" e le cellule diventano meno sensibili all'insulina, per cui ne occorrono quantitativi maggiori per ottenere i soliti effetti.
L'assimilazione dello zucchero e di altri carboidrati semplici necessita del supporto di sali minerali e di vitamina B1. La carenza di quest'ultima causa vari sintomi, come stitichezza o stanchezza.
Tramite la glicosilazione, lo zucchero si lega alle proteine nelle cellule, stabilendo dei legami stabili, che costringono la cellula a produrre nuove proteine per potersi nutrire, con conseguente dispendio energetico.
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Per un approfondimento leggi pure capitolo Indice glicemico, carico glicemico e indice insulinico.

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Fonti

http://it.wikipedia.org/wiki/Glicemia
http://www.my-personaltrainer.it/glicemia.htm
http://www.my-personaltrainer.it/fisiologia/metabolismo-glucidi.html
http://www.diabete.it/pico/view.asp?IDVoce=32
http://www.noidiabetici.it/index.php?option=com_content&view=article&id=87&Itemid=83
http://www.globalrph.com/conv_si.htm#Galactose (per la conversione del glucosio)
http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=5286