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  18.01.2018 Ferienhaus Ostsee
   

Indice
Premessa
Il calcolo dei carboidrati (Rapporto Insulina-Carboidrati)
Rapporto Insulina–Carboidrati
Fattore di sensibilità (FS)
Boli di correzione
    A) Bolo di correzione a digiuno
    B) Bolo di correzione postprandiale
Insulina basale
Determinazione della velocita’ basale
Verifica della basale
Variabili
A) l’esercizio fisico
    1) Attività fisica effettuata indossando il microinfusore
    2) Attività fisica senza microinfusore
B) Le iperglicemie
C) Le ipoglicemie
Terapia sostitutiva multiniettiva
Gravidanza
Prevenzione e terapia
Autocontrollo e precauzioni generali



Il microinfusore assume un ruolo fondamentale nella relazione con l’alimentazione e de relato del livello della glicemia: la possibilità di intervenire quasi in tempo reale senza aspettare i momenti canonici dei boli (colazione, pranzo, cena)  consente, con un adeguato controllo glicemico di mantenere equilibrato il livello di glicemia evitando sbalzi di glicemia che costituiscono le porte delle complicanze.  
L’equilibrio della glicemia del sangue paradossalmente potrebbe far ingrassare in quanto l’insulina, nutrendo in modo costante e regolare le cellule, aiuta le cellule a ‘crescere’. La persona con diabete di tipo 2 che passa all’insulina può quindi notare inizialmente un aumento di peso; in particolare nei bambini e negli adolescenti, l’insulina consente al corpo di riprendere la crescita con la conseguenza che aumenteranno il peso e l’altezza, dopo l’eventuale interruzione dovuta alla mancata nutrizione delle cellule a causa dei valori sballati della glicemia.  Inoltre la consapevolezza di poter controllare la glicemia mediante la somministrazione di insulina no stop (boli correttivi o preventivi), senza quindi ulteriori iniezioni, potrebbe favorire la deglutizione di una maggiore quantità di carboidrati (cioccolata, bevande zuccherate, dolci, etc.) durante l’intero arco della giornata, provocando un ingrassamento che non è altro che la conseguenza di una cattiva alimentazione (nella scelta degli alimenti) in costanza di un profilo glicemico controllato. In alcuni casi, invece, si potrebbe avere un leggero dimagrimento dovuto alla riduzione del fabbisogno insulinico (in genere 1/4 in meno), e psicologicamente ad una diminuita alimentazione.
Tra peso ed insulina corre un rapporto molto stretto in quanto il peso quale conseguenza del grasso crea insulino-resistenza: ciò significa che per ottenere lo stesso effetto (per esempio per metabolizzare un grammo di carboidrati o ridurre di un punto la glicemia) bisognerà assumere più unità di insulina .
Il microinfusore offre una maggiore libertà in quanto permette alla persona che conosce il calcolo dei carboidrati di mangiare quanto vuole mantenendo la glicemia in equilibrio. L’alimentazione deve però rimanere sana, variata, corretta ed equilibrata in quanto la persona con diabete di tipo 1 ha un alto rischio di arteriosclerosi e di eventi cardiovascolari (infarto miocardico e ictus cerebrale) superiore alla media e non è il caso di aumentarli per una trascuratezza alimentare .
Con il microinfusore una maggiore libertà nell’alimentazione si manifesta nella gestione del bolo (ossia prima o dopo i pasti)  in virtù del fatto che il microinfusore continuando ad erogare continuamente insulina permette di fare boli in qualsiasi momento, quindi anche dopo i pasti, con mi-gliori risultati nel controllo se si assume l’insulina ultrarapida: certamente la glicemia entra in funzione un po’ in ritardo per cui l’insulina si troverà a dover abbassare un picco glicemico più elevato, ma gli scarti sono irrilevanti (si potrà trovare una glicemia con valori compresi tra 140 e 170).
E’ opportuno distinguere tre casi:

  1. se la glicemia prima di pranzo è sotto i valori 100 mg,  fare l’insulina dopo i pasti non comporta alcuna conseguenza nel senso che la glicemia è contenuto quindi facilmente controllabile; anzi sarebbe preferibile ricorrere a questo espediente in quanto si è liberi di scegliere una alimentazione più ricca di carboidrati, che verranno poi considerati nella scelta della quantità di insulina da fare;
  2. se la glicemia  è inferiore a 140 mg. si può fare ancora tranquillamente l’insulina dopo i pasti in quanto al calcolo dei carboidrati assunti, dovrà essere aggiunta l’insulina necessaria per diminuire il valore della glicemia riscontrata con il glucometro in base al  fattore di sensibilità (vedi infra);
  3. qualora la glicemia abbia valori superiori a 140 mg,  è opportuno farla prima dei pasti in quanto quella mezzora richiesta per il pasto diventa essenziale per evitare che si raggiungano picchi elevati e  difficili da riportare nei valori normali.

L’insulina dopo i pasti può essere indicata in bambini dalle abitudini alimentari irregolari o donne in gravidanza che non sanno all’inizio del pasto quanto riusciranno a mangiare prima di avere nausea, in caso di bassi valori glicemici preprandiali .
Le cellule beta del pancreas, durante l’arco della giornata, producono continuamente insulina per contrastare il glucagone prodotto dalle cellule alfa che si trovano nel pancreas; è questo il c.d. apporto basale di insulina e il microinfusore ha il grande pregio di somministrare l’apporto basale, in sostituzione di quello naturale prodotto dal pancreas e che viene tarato sulla specifica esigenza dell’individuo.
Ciò consente al diabetico maggiore flessibilità negli orari dei pasti o addirittura di poter saltare dei pasti (l’apporto minimo di insulina corrisponde a quello prodotto naturalmente dal pancreas per cui se non si assumono carboidrati il livello della glicemia rimane costante senza rischio di ipoglicemie).
Questo apporto basale può essere differenziato anche nei vari momenti della giornata, variandosi la velocità di somministrazione dell’insulina: così, ad esempio,  sarà possibile aumentare il fabbisogno insulinico nelle prime ore del mattino, momento in cui in molti può verificarsi il c.d. fenomeno dell’alba, causato dalla concomitanza tra processi ormonali che spingono la glicemia al rialzo e la scarsa efficacia di insulina a fronte dell’assenza o limitata insulina presente nell’organismo (si ricorda che la insulina lenta ha una media di 20 ore): ad esempio se il paziente si somministra insulina lenta alle ore 23 della sera, la sua azione avrà termine intorno alle ore 19,00 del giorno dopo, con la conseguenza che mancherà apporto di insulina durante la notte se consideriamo che l’insulina ultrapida avrà cessato di agire verso le ore 23 mentre  l’insulina rapida verso le ore 3,00 del mattino,ossia  proprio quando si manifesta il fenomeno dell’alba.
La basale non è sufficiente a controllare le glicemie nell’arco della giornata soprattutto prima e dopo i pasti, momento in cui dovranno essere fatti i boli, ossia dosi aggiuntive di insulina in previsione dei pasti o per correggere una glicemia inaspettatamente alta. Anche nella terapia multiniettiva si fanno iniezioni di correzione, ma il microinfusore consente maggiore flessibilità e maggiore precisione eliminando il disagio dell’ulteriore iniezione.  Basta impostare sul microinfu-sore la quantità di insulina desiderata e premere un pulsante: l'insulina verrà automaticamente iniettata nella sottocute.

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Il calcolo dei carboidrati
Con tutti i nuovi studi che si sono succeduti negli ultimi anni si è avuta la possibilità di acquisire grande libertà nella gestione del diabete ed uno strumento molto utile in tal senso si è dimostrato proprio il conteggio dei carboidrati (o CHO counting).  Questi infatti sono i nutrienti che, in modo preponderante, modificano la glicemia postprandiale e quindi determinano il bolo di insulina da somministrare. Carboidrati semplici (zucchero da tavola, frutta, succhi, caramelle, cioccolata, ecc.) o carboidrati complessi (pasta, pane, riso, patate, pizze, ecc.) aumentano la glicemia nello stesso modo.

Per ottenere dei buoni profili glicemici è però necessario che i carboidrati siano calcolati senza approssimazione è quindi necessario, almeno per i primi tempi, pesare con precisione tutti gli alimenti e verificare e calcolare il loro contenuto di carboidrati attraverso le tabelle di composizione degli alimenti che è facile trovare in internet, oppure le numerose etichette nutrizionali di cui sono provvisti la maggior parte dei prodotti in commercio.  È opportuno poi imparare a stimare la porzione alimentare in modo preciso anche quando non è possibile utilizzare il bilancino.  In tal senso possono essere utili alcune misure casalinghe come il cucchiaio, il mestolo, la tazza, ecc. ma principalmente le abilità visive (acquisite con la pratica) ossia la capacità di stimare le porzioni di primi piatti, pane, frutta e dolci .
L’importanza della conoscenza del calcolo dei carboidrati è facilmente intuibile evitando sgradite iperglicemie dopo il pasto  o al contrario ipoglicemie in caso di eccesso. Detto calcolo presume che il diabetico conosca quanto glucosio verrà smaltito con 1 unità di insulina (c.d. Rapporto Insulina-Carboidrati - I-Carb Ratio o ICR, Vedi meglio infra): questo fattore ha il vantaggio di essere relativamente stabile nel corso della vita del diabetico  e cambia da soggetto a soggetto: in alcuni pazienti l’insulina è molto efficiente e basta 1 unità per metabolizzare il glucosio contenuto in 20 grammi di carboidrati (ICR=1/20). In altri 1 unità arriva appena a smaltire il glucosio contenuto in 5 grammi di carboidrati (ICR=1/5)  .
Questo fattore, tuttavia, da solo non premette di calcolare con esattezza la quantità di insulina che occorre farsi per metabolizzare un certo quantitativo di glucosio se appunto non si conosce bene la quantità di carboidrati contenuti nel’alimento che ci si appresta a mangiare, cosa questa che deve essere oggetto di studio da parte del diabetico.
Obiettivo del calcolo dei carboidrati è quello appunto di arrivare ad effettuare un bolo con estrema precisione onde evitare ipo ed iper glicemie e il risultato lo si raggiunge applicando una semplice formula matematica ossia dividendo per 100 il numero dei carboidrati contenuti in 100 grammi dell’alimento per poi moltiplicare il valore ottenuto per il peso dell’alimento da mangiare.

C100  x  PA (in grammi) / 100  = n.ro carboidrati contenuti nel PA            


laddove i C100 sarà il valore dei carboidrati contenuti in 100 grammi e il PA il peso dell’alimento.  Quindi se la pasta contiene 80 carboidrati per 100 grammi, 60 grammi di pasta conterrà 48 carboidrati [(80 /100) x 60 g

Naturalmente, pur essendo i carboidrati l’elemento principe nella variazione della glicemia postprandiale,  bisogna tener conto di alcune variabili che influiscono sulla metabolizzazione dei carboidrati e che quindi possono influenzare la risposta glicemica, come la quantità di grassi, di proteine e fibre all’interno di un pasto, l’acidità creata nello stomaco da cibi come limone o aceto, l’indice glicemico, alterazioni ormonali, l’attività fisica, fattori stressogeni, etc .
Occorre far presente, infatti, che il nostro organismo trae l’energia necessaria da tre componenti: grassi, carboidrati e proteine. I grassi sono gli elementi più calorici, ma l'organismo non li brucia per produrre energia (se non quando sollecitato da un'attività fisica), ma li usa per rinnovare continuamente le membrane cellulari e li mette da parte come riserve di calorie. Anche le proteine non vengono 'bruciate' (tranne in casi particolari) in assenza di altri substrati energetici, ma vengono spezzettate per fare altre proteine. Rimangono i carboidrati, la risorsa energetica per eccellenza, quelli che hanno il maggiore impatto sulla glicemia costituendo la fonte principale (90%) del glucosio presente nel sangue. Possiamo quindi tralasciare proteine e grassi (almeno per il momento), così come le fibre, che come è noto non danno un contributo energetico sostanziale, e concentrarci sui carboidrati.
Relativamente all’indice glicemico,l'aggettivo glicemico deriva dalla parola "glicemia" che sta ad indicare la presenza di glucosio nel sangue.
La risposta glicemica ad un tipo di carboidrati esprime l'arricchimento di zuccheri nel sangue, dopo aver consumato un certo tipo di carboidrati. I carboidrati situati in cima della gamma delle possibili risposte glicemiche sono definiti carboidrati ad elevata risposta glicemica.  Il raffronto tra la risposta glicemica indotta da carboidrati di un dato tipo e quella di un carboidrato "standard", solitamente glucosio o pane bianco, dà, come risultato, un confronto rappresentato dall'indice glicemico che può, quindi, essere usato per valutare l'impatto che i carboidrati ingeriti hanno sugli zuccheri presenti nel sangue. Questo dipende dal fatto che il tempo necessario all’intestino per estrarre i carboidrati da un alimento dipende dalla complessità delle molecole dei carboidrati stessi, dal contenuto in fibre e grassi del pasto, e perfino dal grado di cottura dell’alimento (più sono crudi più sono lunghi da digerire)  . L'indice glicemico è, quindi, la velocità con cui aumenta la glicemia in seguito all'assunzione di 50 g del carboidrato sotto esame. L'indice è espresso in termini percentuali, rapportandolo alla velocità d'aumento con la stessa quantità del carboidrato di riferimento (indice pari a 100): un indice glicemico di 50 significa che l'alimento innalza la glicemia con una velocità che è la metà di quella del glucosio. L'indice glicemico nella tabella è stato riferito al glucosio. In altre tabelle che si trovano nella letteratura scientifica l'alimento di riferimento è un altro  spesso il pane bianco, un cibo tipico più vicino alla realtà quotidiana rispetto al classico glucosio, che viene usato solo in studi scientifici. Per calcolare l'indice glicemico rispetto al pane bianco basta moltiplicare per 1,37 .

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Rapporto Insulina–Carboidrati
Il rapporto insulina-carboidrati (o regola del 500) fornisce i grammi di carboidrati (CHO) che sono metabolizzati da 1 unità di insulina ultrarapida.

Due sono i parametri da considerare:

1) un numero (fisso) che varia in base al tipo di insulina:

  • 500 si utilizza per gli analoghi (Humalog, Novorapid, Apidra)
  • 400 si utilizza per l’insulina regolare (Actrapid, Humulin R, Insuman rapid)


2) il fabbisogno Insulinico Giornaliero (FI): è questo il fabbisogno di insulina che l’organismo richiede per avere una glicemia controllata

Per calcolare quanti grammi di carboidrati (CHO) sono assorbiti da una unità di insulina, occorre applicare le seguenti formule alternative:

1° formula

In caso di insulina ultrarapida

    500      =   1 u. di insulina   
     FI

 In caso di insulina rapida

     450      =  1 u. di insulina  
      FI


Così, ad esempio, se una persona fa rispettivamente 1,5 /  4,5  /  5 unità di insulina ultrarapida rispettivamente a colazione, pranzo e cena e fa 12 unità di basale, il suo fabbisogno complessivo sarà di 21u. di insulina.
Per cui per sapere quanti carboidrati un soggetto assorbe con una unità di insulina, occorrerà fare la divisione tra il numero fisso 500 o 450 secondo il tipo di insulina diviso 21, ossia 23 grammi di CHO;  un po’ di meno con l’insulina normale o rapida, ossia 21 CHO

Trova il tuo rapporto carboidrati/insulina (inserisci i tuoi valori)
(il tuo numero fisso)     ______  = _____  (1 u. di insulina)              
(il tuo FI)                    ______

2 formula

6,17 x peso   = 1 u. di insulina  
       FI


 
Si tratta di moltiplicare il proprio peso per un numero costante (6,17) e dividerlo poi per il fabbisogno di  insulina.
Per cui se una persona pesa 80 kg ed ha un FI = a 21 occorrerà fare 6,17 x 80 / 21 =  23

Trova il tuo rapporto carboidrati/insulina (inserisci i tuoi valori)
             Il tuo peso ......  _______  x  6,17  =    _____  (Il tuo rapporto C/I)
             Il tuo FI  .........  _______     

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Fattore di sensibilità (FS)
Questo fattore indica di quanto diminuisce la glicemia con 1 unità di insulina per cui diventa utile per calcolare il bolo di correzione.

Anche qui sono stati identificati due numeri fissi di riferimento:

  • 1800  in caso di insulina ultrarapida (Humalog, Novorapid, Apidra)
  • 1500  in caso di insulina regolare (Humulin R, Actrapid, Human rapid)


Ad esempio, se in una giornata il paziente (quindi con le classiche penne o rimedi tradizionali – siringhe, aghi, etc.) si somministra tra rapida/ultra e basale un totale di 30 unità di insulina, bisogna dividere 1800/30 e si conoscerà quanto diminuisce la glicemia con una unità di insulina, quindi di 60 mg/dl

La formula è

In caso di insulina ultrarapida

      1800     =   (FS)
       (FI)

In caso di insulina rapida

      1500     =   (FS)
       (FI)



Trova il tuo Fattore di sensibilità (inserisci i tuoi valori)
Il tuo numero fisso  ...     _____ = _____ (il tuo FS)
Il tuo FS  .................     _____

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Boli di correzione
In questo contesto s’innesta, il calcolo del bolo di correzione, con il quale si mira a correggere una  iperglicemia inattesa liberando in modo relativamente rapido la quantità di insulina necessaria a riportare la glicemia nei valori normali.
Ogni persona ha un suo ‘fattore di sensibilità’ (SF) all’insulina. Per esempio a chi ha un SF di 40 basterà 1 Unità di insulina per abbassare la glicemia di 40 punti. Il fattore di sensibilità viene calcolato dal medico ma può variare nel corso della vita.

Il bolo di correzione ricorre  in tutti quei caso in cui il paziente dimentica di farsi il bolo alimentare, accorgendosene dopo 1-3 ore dopo il pasto ossia quando emergono i primi sintomi di iperglicemia come la poliuria, sonnolenza, malessere generalizzato.
Il problema delle correzioni è che nel correggere le iper si può passare alla situazione opposta delle ipo, e questo per non aver calcolato bene il quantitativo di insulina da farsi, per non aver calcolato l’effetto residuo del bolo di insulina preprandiale verificandosi una sovrapposizione fra i due boli ed in particolare qualora il paziente assuma insulina rapida, il tutto come meglio verrà trattato in appresso

Si distinguono:
A) Bolo di correzione a digiuno  (ad esempio il mattino al risveglio):  Con questo bolo si mira ad ottenere la glicemia desiderata, ossia quella che si desidera avere quando si è in iperglicemia.
Ad esempio se un soggetto ha misurato 300 di glicemia e desidererebbe portarla a 100, deve sottrarre alla glicemia misurata la glicemia desiderata per poi dividerla per il fattore di sensibilità (ad es. 30); il risultato sarà  6,6 unità di insulina
La formula è:

Glicemia misurata (GM) – Glicemia desiderata  (GD) =   _______  (unità di insulina)
                    Fattore di sensibilità (FS)



Trova il tuo bolo di correzione (inserisci i tuoi valori)
(la tua GM) ______________   -  (la tua  GD)  __________     =  ___________  (unità di insulina)
                            (il tuo FS)   ________

Pertanto per aspirare alla tua glicemia obiettivo sarà necessario  praticare un bolo di  ____ unità di insulina


B) Bolo di correzione postprandiale (caso di iperglicemia dopo pranzo):  in questo caso occorre fare un bolo suppletivo tenendo presente che ogni ora si consuma il 25% (in caso di insulina rapida) o il 50% (in caso di insulina ultrarapida) dell’ultimo bolo effettuato.

Pertanto se si è praticato a pranzo 10 UI di insulina, in caso di insulina rapida il cui effetto varia in circa 4/5 ore, dopo un ora rimarranno in circolo ancora 7,5 unità (pari al 25%), dopo 2 ore 5 unità (pari al 50%), dopo tre ore 2,5 unità (pari al 75%) e dopo 4 ore nessuna unità (pari al 100%); in caso di insulina ultrarapida dopo 1 ora rimarranno 5 u. di insulina (pari al 50%) e dopo 2 ore più nessuna unità (pari al 100%).

Pertanto dovendo praticare un bolo suppletivo, occorre preliminarmente calcolare quanta insulina dovrebbe esserci in corpo (anche con una certa approssimazione) per poi calcolare l’insulina che occorre iniettarsi per ripristinare i valori ottimali: per prima cosa occorre calcolare l’insulina da farsi per ripristinare i valori in base alla glicemia che risulta dall’analisi (bolo di correzione);  dal valore ottenuto occorre sottrarre l’insulina che si stima ancora in circolo, ciò al fine di evitare sovrapposizioni di boli con conseguenti ipoglicemie
E’ chiaro che se il valore risultante dall’operazione di sottrazione è inferiore rispetto al valore di insulina che si stima ancora in circolo, nessun bolo andrà fatto.
Questa ipotesi ricorre in particolare quando si sia fatto un pranzo con un quantitativo di carboidrati superiore rispetto a quello stimato prima di sedersi a tavola come pure il bolo di correzione dopo 4 o 5 ore rientrerà nell’altra categoria di bolo di correzione a digiuno (proprio perché l’insulina non è più in circolo)
La formula è:

bolo di correzione – UI ancora in funzione  = _______ Ul da somministrarsi


Trova il tuo bolo di correzione (inserisci i tuoi valori)
Bolo di correzione                 =  ______ ul
Ul insulina ancora in funzione  =  ______ ul
Insulina da somministrarsi       =  ______ ul

Esempi
Due ore dopo il pranzo risulta una glicemia di 270 mg/dl e avete fatto a pranzo 10 UI di insulina rapida.
Di conseguenza in circolo ci saranno ancora 5 ul di insulina.
Presunto che il paziente abbia un fattore di sensibilità di 33, ne segue che per riportare la glicemia desiserata a 100 mg dovrò dividere il valore glicemico (appunto 270) diviso il FS (di 33) con la conseguenza che bisognerà fare 8 unità di insulina.le quali sottratte ancora a quelle in circolo ossia 5, richiederà un bo0lo di correzione di 3 unità di insulina (8 – 5 = 3)
Nel caso di FS pari a 50, il risultato sarebbe stato di 5,4 unità, ossia pari a quella ancora in circolo, con la conseguenza che il paziente non dovrà fare alcun bolo di correzione (la differenza di 0,4 potrebbe giustificare l’assenza di un ulteriore bolo in caso di terapia tradizionale ad aghi mentre con il microinfusore non ci avrebbero problemi in quanto basta programmarlo).  

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Insulina basale
Le cellule beta delle insulae pancreatiche aumentano la liberazione di insulina non appena la glicemia si innalza, per esempio dopo un pasto.  Queste quantità (il termine tecnico è boli) di insulina sono prodotte e rilasciate nel sangue in poco tempo. Non tutti sanno però che il pancreas produce costantemente una certa quantità di insulina che viene rilasciata nel sangue in piccolissime quantità ogni minuto, in modo da mantenere un livello basale di ormone corrispondente al fabbisogno dell'organismo tra un pasto e l'altro necessario a mantenere costanti livelli glicemici.
Tra un pasto e l’altro e durante la notte il fegato, che funziona come banca di glucosio per tutto l'organismo, rilascia nel sangue la quantità necessaria a mantenere la glicemia a valori normali (80-110 mg/dL). A questo livello di glicemia (glicemia basale) corrisponde un livello di insulina (insulina basale) necessario non solo a far entrare il glucosio nelle cellule dei tessuti, ma anche a regolare l'attività del fegato e del tessuto adiposo. Se la glicemia è bassa il fegato metterà in circolo più glucosio e una parte delle riserve energetiche (grassi) verrà trasformata in zucchero, se è alta lo toglierà dalla circolazione e lo metterà da parte sotto forma di glicogeno o di grasso.
La velocità basale del microinfusore è la quantità di insulina che viene rilasciata in un'unità di tempo e viene espressa in Unità/ora o Unità/minuto. Stabilirla è il primo passo di ogni terapia con microinfusore, un obiettivo che da solo consente di migliorare nettamente molti parametri glicemici (quali ad esempio l’equilibrio complessivo, o il numero e la gravità degli episodi di iper- e ipoglicemia). All'inizio il Diabetologo proporrà una basale 'di partenza' corrispondente in genere alla metà del fabbisogno insulinico giornaliero del paziente diviso per 24.
La velocità basale non deve essere costante per tutto il giorno ma può cambiare in base al fabbisogno del singolo (si pensi al caso del s.d. fenomeno alba). Uno dei  maggiori vantaggi del microinfusore è la grande flessibilità. È possibile infatti:

  • impostare due o più basali differenti, per esempio una per i giorni lavorativi ed una per quelli di riposo; modificare anche solo temporaneamente la basale secondo uno schema prefissato (basale normale, basale da stress, basale da vacanza, basale da discoteca, etc.etc.);
  • impostare schemi basali nei quali a ogni ora corrisponde una diversa quantità di insulina (basale mattutina, pomeridiana, serale, notturna, etc.). Le più frequenti ed importanti modifiche servono a correggere le ipoglicemie notturne e il fenomeno alba.

In questo contesto si distinguono le  ‘basali temporanee’, ossia correzioni temporanee o aggiustamenti  dell’insulinizzazione basale. Sugli attuali microinfusori questo è possibile impostando diminuzioni o aumenti percentuali (10% + 20% etc) rispetto al valore impostato. La correzione temporanea rimarrà attiva per un numero prefissato di ore o fino a quando l’utente non deciderà di annullarla ritornando al valore base.
L’utilità ricorre nel caso dell’esercizio fisico a digiuno: se si prevede di fare sport nel pomeriggio, poiché l’attività fisica diminuirà il fabbisogno di insulina, è possibile prevenire eventuali e probabili ipoglicemie iminuendo la velocità dell’insulina basale. In particolare nel caso di un lungo esercizio fisico (si pensi ad una lunga camminata in montagna)  dove i muscoli e il fegato per molto tempo saranno impegnati a ricostituire le scorte di glicogeno attingendo glucosio dal sangue, potendosi quindi ridurre per alcune  ore l’insulinizzazione basale. Altro caso è quello di una iperglicemia che la si vuole farla riassorbire lentamente: in questi caso sarà sufficiente aumentare la  velocità basale per un quantitativo calcolato in base al fabbisogno insulinico (FI). Per cui se un soggetto ha una glicemia di 300 ed un FI di 50 avrà bisogno di 4 unità di insulina per riportare i valori a 100. Le 4 unità dovranno essere aggiunte alla basale (1 unità ogni ora) in un arco temporale che potrà lui decidere (ad es. 4 ore):  quindi il paziente per riportare la glicemia a 100 in 4 ore dovrà aumentare la basale temporanea del 100% in modo da farsi 2 unità ogni ora (1 u. di basale + 1 u. di temporanea).
 È importante ricordare che a differenza dei boli, i mutamenti nello schema basale hanno effetto lentamente. Per questa ragione modifiche temporanee andranno impostate con un certo anticipo.

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Determinazione della velocita’ basale
Ci sono diversi metodi:
1. calcolare il 20-25% del Fabbisogno insulinico complessivo e dividere per 10 (il 20% del FI di 40 unità è uguale a 8 unità di insulina le quali divise 10,  darà 0,8 unità ogni ora)
2. oppure calcolare una dose insulinica totale pari a 0.7 – 1 Unità/kg;
3. calcolare il quantitativo complessivo giornaliero  di insulina (tra ultra/rapida e lenta), dividerla per 2 (per cui considerala al 50%); il risultato dividerlo per le 24 ore (ad esempio se si fanno 25 unità di insulina rapida e 15 di lenta, avremo un FI di complessive 40 u che dovremo considerare al 50%, quindi 20 unità e che dovremo ancora spalmarle sulle 24 ore, quindi  0,83 unità  ogni ora);
Si potrà iniziare con un’unica velocità e raffinare le velocità con i vari monitoraggi glicemici o costruire un profilo infusionale già personalizzato.ù

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Verifica della basale
La verifica della basale può essere effettuata quando le glicemie, soprattutto lontano dai pasti e notturne, sono alte o si verificano episodi ripetuti di ipoglicemie notturne.
In questo caso occorre seguire queste regole generali.

  • Scegliere giorni normali, lavorativi, lontani dal ciclo mestruale per le donne;
  • Non praticare la verifica se la fascia oraria prescelta è preceduta da ipoglicemie.
  • Le tre verifiche vanno effettuate in giorni diversi e a distanza di uno-due giorni l’una dall’altra.

Se durante la verifica si manifesta una ipo sintomatica o una iper superiore a 300 mg/dl, sospendere e correggere.
Aumentare o diminuire di 1 o 2 Ul all’ora nel periodo in cui si verifica rispettivamente l’iper o l’ipo glicemia fin quando non si stabilizza nel senso che una glicemia a digiuno pari a 100 (quindi ad es. rilevata alle 24,00, prima di andare a dormire) rimane invariata o con variazioni contenute (max 3%) dopo un certo numero di ore (ad es. 98 mg/dl alle ore 7,30 del mattino).

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Variabili
A) l’esercizio fisico: l’esercizio fisico praticato  con il microinfusore richiede il rispetto di alcune regole

Preliminarmente prima di iniziare uno sport bisogna misurare la glicemia e rapportarla

al tipo di sport praticato:

  • se a rischio (come sub, windsurf, deltaplano, etc.);
  • se richiede un maggiore dispendio di energie (ad es. sci da fondo, pallanuoto, ciclismo agonistico, etc),
  • se richiede un normale dispendio di energie (ad es. sci da discesa, pallavolo, etc.)
  • se richiede un minore dispendio di energie (ad es. ballo, marcia, etc.);

 e alla durata dell’attività,

  •  a quante ore venga effettuato dai boli

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Bisogna distinguere due casi:
1) Attività fisica effettuata indossando il microinfusore
Quando si pratica attività fisica con il microinfusore (andare in bici, fare footing, ecc.), è consigliabile, ovviamente, controllare la glicemia prima, dopo e durante l’attività e apportare delle modifiche sia alla basale che ai boli, seguendo questi consigli.
Se l’attività fisica dura meno di 30 minuti si può evitare di modificare il dosaggio dell’insulina.
Se l’attività uguale è superiore ai 30 minuti è necessario modificare il dosaggio dell’insulina, sia della basale che dei boli.
A livello teorico, si sostiene che per la  basale, se l’attività fisica viene svolta lontano dai pasti, è opportuno ridurre:  - del 30% un ora prima dell’attività fisica soprattutto se l’attività è di intensità moderata-elevata e di durata superiore a 30 minuti;  - dal 20 al 50% durante l’attività (Dipende molto dalla basale in corso, per cui se molto bassa (0,4-0,5 UI all’ora) è consigliabile una riduzione max del 25%)  - del 20% fino a 12 ore successive e, per chi non fosse allenato, la riduzione della basale dovrà essere leggermente maggiore.
Mentre per i boli la variazione dipende dal momento della giornata in cui si effettua l’attività fisica: se si svolge nelle ore dopo il pasto è consigliabile praticarla 4-6 ore dopo, se si usa la regolare; 3-4 ore dopo, se si usa l’analogo; nel secondo caso bisogna ridurre il bolo pasto prima dell’attività fisica del 25-75%, a seconda anche della durata e dell’intensità dell’esercizio; per sforzi intensi e di lunga durata (come una maratona) ridurre del 25-50% anche il bolo del pasto successivo.  L’attività fisica con il microinfusore è molto legata alle abitudini individuali, alcuni corrono con il microinfusore tranquillamente dopo essersi preoccupati di averlo fissato bene, altri avvertono il disagio della presenza del microinfusore e preferiscono toglierlo.
Nella pratica la regola ciascuno la deve trovare con la sperimentazione sugli effetti dei boli e della basale sul proprio corpo. Non esiste una regola, in quanto l’esercizio fisico è un fattore estremamente variabile non potendosi calcolare a priori quante calorie il nostro corpo consumerà: in alcune giornate il corpo potrebbe rispondere meno ai solleciti (ad es. perchè stanchi); in altre giornate può praticarsi dello sport più tempo di quello previsto; chi pratica sport a livello agonistico tendenzialmente consuma più di quello che lo pratica a livello amatoriale.
L’estrema variabilità del consumo di ciascuno di noi consiglia in ogni caso di non andare in ipoglicemia. Per cui, prima di iniziare l’attività occorre misurare la glicemia e mangiare in proporzione alla glicemia e al tipo e quantità di sport che si intende praticare, non dovendosi preoccupare  di un iperglicemia eventuale. Opportuno diminuire la basale al 25-30% (se non eliminarla completamente) e a fine allenamento fare il bolo di correzione se la glicemia fosse alta tenendo pur sempre conto che con l’attività sportiva l’iperglicemia tenderà a scendere rapidamente.
Con il tempo si potranno fare degli adeguamenti.
Si tenga conto che calcoli troppo teorici e complicati finiscono per far impazzire lo sportivo facendolo desistere dall’attività sportiva.

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2) Attività fisica senza microinfusore
Molti sono gli sport che possono essere fatti senza l’ausilio del microinfusore, come ad. es. il nuoto.  Questo significa che dobbiamo staccarlo per una certa durata di tempo.
 
Occorre seguire questo schema; quattro sono gli elementi che bisogna considerare:
A) il valore della glicemia;    B) il consumo dei carboidrati in relazione al tipo di sport;    C) il tempo che si prevede di fare lo sport e quindi il tempo per il quale si rimane senza microinfusore;   D) l’insulina ancora in circolo.

A) Il valore della glicemia: questo elemento è essenziale perché ne deriva lo schema insulinico da utilizzare in base alle situazioni, di cui alla tabella seguente:

Intensità dell’attività

Terapia insulinica

Terapia alimentare

attività leggera (fino a 30 minuti)

Nessuna modifica del dosaggio insulinico

Non bisogna di ingerire carboidrati

Attività intensa, anche se breve

Nessuna modifica del dosaggio il dosaggio insulinico

Ingerire 15-30 grammi di carboidrati

Attività molto intensa

E’ necessario modificare il dosaggio insulinico

Ingerire 15-30 grammi di carboidrati ogni mezz’ora


B) Il consumo dei carboidrati: il consumo dei carboidrati è essenziale per capire di quanti carboidrati l’atleta avrà bisogno onde evitare di avere iperglicemie a fine attività;
Per sapere quanti carboidrati e calorie vengono consumate si deve tener conto del tipo di sport praticato, come indicato nella seguente tabella (da Walsh J., Roberts R. Excarbs for exercise. In “Pumping insulin. Everything you need for success with an insulin pump, 3rd ed., torrey Pines Press, San Diego, CA, Pag. 169-180, 2000) che indica i grammi di carboidrati usati per ora durante l’esercizio fisico da persone di peso diverso nonché le calorie consumate.

Attività

Carboidrati

Calorie

Peso 67 Kg

Peso 90 Kg

Media calorie introdotte come carboidrati

Peso 67 Kg

Peso 90 Kg

Media calorie introdotte come carboidrati

Ciclismo 16 km/ora

48

61

50

180

229

204

Ciclismo 32 km/ora

168

214

60

630

803

716

Ballo moderato

25

33

40

94

124

109

Ballo intenso

43

57

50

161

214

188

Pitturare

31

42

40

116

158

137

Corsa 8 km/ora

68

90

50

255

338

296

Corsa 16 km/ora

189

252

70

709

945

827

Pattinaggio moderato0

34

43

40

128

161

144

Sci da fondo 8 km/ora

105

133

60

394

499

446

Discesa

72

92

50

270

345

308

Calcio

67

89

50

251

334

293

Nuoto lento

56

71

50

210

266

238

Nuoto veloce

95

121

60

356

454

405

Tennis moderato

41

55

40

154

206

180

Tennis vigoroso

88

117

60

330

439

384

Pallavolo moderato

34

45

40

128

169

148

Pallavolo vigoroso

88

117

60

330

439

384

Marcia 5 km/ora

22

29

30

83

109

96

 

Nel caso di un ora di interruzione, occorre misurare la glicemia e se questa è normale non è necessario nessun intervento mentre in caso di iperglicemia è opportuno somministrare un bolo di insulina (vedi bolo di correzione). N.B.: in caso di iperglicemie con la presenza di corpi chetonici urinari è consigliato non praticare attività fisica.

  1. nel caso di due o tre ore di interruzione, è necessario praticare un piccolo bolo di analogo rapido pari al 60% della basale nel periodo di disconnessione (Humalog, Novorapid, Apidra). Il bolo va praticato al momento della sospensione del microinfusore sempre dopo aver verificato il valore glicemico:
  • se la glicemia è tra 110 e 130 mg/dl, praticare il bolo previsto con una piccola integrazione di carboidrati, per esempio 2 fette biscottate;
  • se la glicemia è superiore a 170 mg/dl, praticare solo il bolo senza snack.
  1. nel caso di lunghe interruzioni come in spiaggia. Due regole:
  1. controllare la glicemia nel momento in cui viene sospeso il microinfusore e ripetere l’operazione ogni due-tre ore;
  2. praticare piccoli boli pari all’80% ripetuti ogni 2 ore di insulina ultrarapida o rapida, se possibile, oppure di insulina lenta se non sia possibile (almeno 2 ore prima di iniziare lo sport), tenendo conto del valore glicemico riscontrato, della quantità di insulina basale normalmente infusa durante l’intervallo in questione e dell’eventuale assunzione di carboidrati fino a quando non viene riapplicato il microinfusore. Ad esempio se il microinfusore viene staccato per 4 ore e si assume una basale di 1 UI/ora, bisogna praticare 1,2 UI ogni 2 ore pari al 60% della basale persa, in caso di attività intensa, l’80% in caso di attività non dispendiosa.

Una classica interruzione è data da una giornata in spiaggia, dove il microinfusore difficilmente viene indossato. Se nelle ore di spiaggia:

  • è praticata attività fisica, bisogna praticare un bolo pari al 60% della basale persa;
  • non è praticata attività fisica, bisogna praticare dei boli pari all’80% della basale persa (esempio: se durante le 6 ore del mattino sono praticate 6 UI di basale (1 UI/ora), in questo caso bisognerà  praticare 4,8 UI, pari al 80% della basale persa, suddivisa in due somministrazioni, 2,4 UI alla sospensione e 2,4 UI dopo 3 ore.

RIEPILOGO
Queste regole generali vanno adattate allo sport praticato, in base al grado di allenamento, ai valori di glicemia riscontrati, all’intensità con cui viene svolto, dovendosi sempre considerare  l’opportunità di adeguare i carboidrati “complessi” e che al termine potrebbe verificarsi l’esigenza di un bolo di quantità pari alla basale persa.
Per alcuni sport, poi, il pericolo di ipoglicemia può giustificare la mancata assunzione di insulina considerato che comunque iperglicemie temporanee non danno luogo al rischio di corpi chetonici e che comunque possono facilmente essere ricondotte ai valori normali con boli di correzione:  si pensi al caso di sport estremi come il sub o il windsurf, kitesurf, surf da onda, deltaplano, parapendio dove le ipoglicemie possono mettere a serio rischio la vita dell’atleta.
L’esperienza individuale e la pratica dell’attività sportiva regolarmente svolta, consentiranno di imparare a valutare le risposte allo sforzo e la vostra necessità insulinica.

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B) Le iperglicemie
Situazioni particolari come un’infezione intercorrente, un’influenza, una qualunque malattia concomitante comportano un aumento del fabbisogno insulinico e, se non corrette, possono giustificare una iperglicemia da trattare con un bolo supplementare ed un monitoraggio più attento.
Il valore soglia dell’iperglicemia potrebbe essere il classico 250 mg/dl: in questo caso occorre fare un bolo di correzione con il microinfusore per poi verificare la glicemia dopo 1 ora: se la glicemia non fosse rientrata, nel senso che si mantiene su valori elevati, occorre praticare un secondo bolo di correzione; se la glicemia rimane ancora elevata, bisogna controllare:

  • il funzionamento della pompa (staccare l’ago e provare a vuoto l’emissione)
  • il serbatoio (se ci sono perdite di insulina o bolle d’aria)
  • la cannula (potrebbe essere otturata)
  • il punto di connessione tra catetere e ago
  • la pelle nel punto di inserimento dell’ago (se dolente al tatto ed infiammato spostare l’agocannula in altro loco)
  • il set di infusione (se ci sono bolle d’aria nel catetere)
  • l’insulina (potrebbe essere danneggiata)

Nel caso in cui non si trovi la causa, telefonare al produttore del microinfusore per esaminare il problema ed eventualmente far sostituire il microinfusore. Per ovvie ragioni bisogna passare alla terapia multiniettiva (vedi oltre).

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C) Le ipoglicemie
Le ipoglicemie, rappresentano un’evenienza fortunatamente poco frequente, molto spesso esse sono dovute a qualche errore di valutazione, troppa insulina e pochi carboidrati, attività fisica non gestita bene, etc.
Per  prevenire e/o di gestire le ipoglicemie, occorre stabilire un livello obiettivo minimo di glicemia da raggiungere prima di andare a dormire (è consigliabile intorno a 120-130 mg/dl).
Il livello obiettivo deve essere più alto se esiste una storia personale precedente di frequenti ipoglicemie. In quest’ultimi casi è consigliabile, prima di andare a dormire:

  • una glicemia superiore a 150 mg/dl.
  • Praticare occasionalmente controlli notturni della glicemia alle ore 3.00 ed alle ore 6.00 per scoprire eventuali ipoglicemie notturne precliniche.
  • Verificare l’attività fisica e praticare un attento monitoraggio glicemico prima e dopo l’esercizio.
  • Utilizzare tavolette di glucosio e istruite gli amici e i familiari all’utilizzo del glucagone, quando indispensabile.


Con ipoglicemia inferiore a 60 mg/dl è consigliato:

  • controllare la glicemia
  • assumere subito 15 g di carboidrati a rapido assorbimento (es.: 3 zollette o bustine di zucchero,1/2 lattina di cola,1/2 bottiglietta o brik di succo di frutta da 200 ml)
  • evitare cioccolato o snack dolci (ricchi di grassi) che rallentano l’assorbimento degli zuccheri e non determinano un rapido ‘rialzo’ della glicemia: continuerete a mangiarne provocando, dopo circa 1 ora, una spiacevole iperglicemia
  • un secondo intervento con carboidrati a lento assorbimento di circa 50 g
  • controllare la glicemia dopo circa mezz’ora
  • Verificate la basale diminuendola di 0.1 UI/ora per almeno due giorni consecutivi
  • Ridurre i boli che precedono l’ipoglicemia di 1 UI per almeno due giorni.


In caso di ipoglicemie continue e difficilmente correggibili è opportuno contattare  il diabetologo.

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Terapia sostitutiva multiniettiva
Il passaggio dal microinfusore alla terapia multiniettiva si pratica somministrando piccoli boli solo di insulina ultrarapida ogni 3-4 ore in sostituzione dell’80% della basale persa; se si prolunga la necessità di continuare la terapia multiniettiva, si aggiunge una insulina ritardo (di solito la Lantus) con lo stesso dosaggio della basale; se si utilizza l’insulina intermedia (NPH) i boli devono essere di insulina regolare o, se si usa l’analogo, aggiungere NPH anche ai pasti.  Il calcolo della NPH notturna va fatto moltiplicando la basale notturna per 1,2-1,3. Esempio: Basale notturna 0,6 ora (0,6 x 9 ore x 1,2 = 6,5 UI).

Ad esempio: il microinfusore viene staccato alle ore 10.00 del mattino; il profilo insulinico prevede una basale di 1,0 per 24/ore e boli in relazione al counting dei carboidrati.
Poiché si deve fare insulina ultrarapida in sostituzione dell’80% della basale persa, al momento della disconnessione del micro occorre fare preventivamente 2,4 unità di insulina per coprire le successive 3 ore. Trattandosi comunque di un bolo aggiuntivo con inoculazione di insulina occorre calcolare la glicemia ed eventualmente se su livelli bassi o normali fare una  piccola integrazione i carboidrati (10/15 g.).

  • Alle 13.00 si inoculano altre 2,4 UI sempre in sostituzione della basale persa potendosi aggiungere in questa sede (se l’orario coincidente con il pranzo) il bolo determinato dal counting dei carboidrati del pranzo.
  • Alle 16.00, sempre dopo aver praticato un test della glicemia di controllo, occorre fare il detto bolo integrativo delle 2,4 Ul inferiore in quanto si deve tener conto dell’insulina del pranzo ancora in circolo (di cui dopo 3 ore se ne è consumata il 75%): ad esempio, se a pranzo è stato fatto un bolo di 6 UI, dopo 3 ore ne rimangono in circolo ancora 1,5 UI, con la conseguenza che per arrivare a 2,4 occorrerà fare un bolo di 0,9 UI oppure 1,0 UI per arrotondamento.   E’ chiaro che se la glicemia dovesse avere valori superiori ai valori standard, occorrerà fare un bolo di correzione dopo aver considerato l’insulina ancora in circolo (nell’esempio 1,5 Ul) e l’insulina integrativa da farsi (2,4 Ul): per cui se un soggetto arriva con 150 di glicemia  ed ha un Fattore di sensibilità opari a 50 mg, è chiaro che per riportare la glicemia nel valori ottimale di 100, occorrerà 1 Ul (150-50 =100), con la conseguenza che nell’esempio di cui appena sopra, il bolo integrativo dovrà essere di 2,4 Ul. 
  • Alle 19.00 si effettuano le 2,4 UI programmate.
  • Alle 20.30 si effettua il bolo determinato dal counting della cena.
  • Alle 22.00 devesi ricalcolarfe il bolo considerando la regola sopra esposta a pranzo ossia che devesi tener conto dell’insulina ancora in circolo della cena insulina che potremmo trovare in maggior quantità (sui consideri che si perde il 25% di insulina iniettata ogni ora).   
  • Alle 23.00 pratico 24 UI di Lantus (sostituzione della basale delle 24 ore), facendo attenzione che la Lantus entra a pieno regime solo dopo 2-4 giorni per cui potrebbe essere normale continuare almeno per tre giorni con test della glicemia di controllo ogni 4-5 ore e intervenire, se necessario, con piccoli boli di correzione.

Si consiglia di praticare la terapia con Lantus se la sospensione del microinfusore dura diversi giorni, se invece è di breve durata, 2-3 giorni, è preferibile utilizzare una NPH (insulina intermedia).

Se, al momento della sospensione, la glicemia è alta, superiore a 250 mg/dl è necessario controllare l’eventuale presenza di corpi chetonici nelle urine:

  • Corpi chetonici decisamente positivi: somministrate con penna/siringa 3-4 unità di insulina e raggiungete un Pronto soccorso ospedaliero per una terapia reidratante
  • Corpi chetonici debolmente positivi: somministrate con penna/siringa 3-4 unità di insulina e bevete circa mezzo litro di liquidi l’ora (té leggero, acqua, brodo vegetale) o fino al miglioramento del quadro clinico.
  • Corpi chetonici negativi: somministrate sempre con penna o siringa piccoli boli di insulina ultrarapida di 3-4 UI, da ripetere dopo 3-4 ore finchè la glicemia non raggiunge i valori normali.
  • In caso di sintomi più pronunciati quali la nausea il vomito o crampi addominali rivolgetevi al Pronto soccorso più vicino.

 

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Gravidanza
Questa è una situazione molto speciale. Magari qualcuno di voi mentre legge questo opuscolo sta già pensando di avere un bambino. Il primo consiglio da darvi è quello di rivolgersi a una struttura diabetologica che abbia un ambulatorio dedicato.  In gravidanza il microinfusore diventa, a nostro parere, la migliore terapia possibile per gestire le variazioni glicemiche tipiche di questa fase.
Infatti, in relazione alle modifiche ormonali proprie di questo periodo che si verificano in tutte le donne, in chi ha e in chi non ha il diabete, le glicemie subiranno nel corso dei nove mesi sensibili oscillazioni. Saranno più basse a digiuno e un po’ più elevate nelle ore successive a un pasto.
Diventa perciò necessario adattare la terapia insulinica in maniera tale da imitare il più possibile la condizione di normalità. Tale obiettivo, nella nostra esperienza, è più facile da raggiungere con il microinfusore, che permette di programmare la somministrazione dell’insulina ora dopo ora e adattare così le dosi alle variazioni glicemiche proprie della gravidanza.
È pertanto utile sapere che:

  • nei primi tre mesi potrebbe essere necessario ridurre la dose basale
  • dopo i primi tre mesi si manifesta generalmente la necessità di aumentare gradualmente la dose basale fino alla fine della gravidanza
  • subito dopo il parto va invece effettuata una riduzione di circa il 50% della dose totale giornaliera di insulina, fino a raggiungere gradualmente le dosi praticate prima della gravidanza.


Un ulteriore motivo per il quale il microinfusore particolarmente adatto in gravidanza è rappresentato dagli obiettivi glicemici controllati che bisogna avere durante tutta la gravidanza  ed in particolare nei tre mesi prima del concepimento: è stato dimostrato che mantenendo una emoglobina glicosilata il più possibile vicina alla normalità, le possibili complicazioni di una gravidanza con diabete, quali malformazioni e aborto spontaneo, vengono notevolmente ridotte fino a renderle uguali a quelle che si avrebbero in una gravidanza senza diabete.

Questo significa avere glicemie il più possibile vicine alla normalità sia nelle settimane che precedono immediatamente il concepimento, sia in quelle che immediatamente lo seguono e che corrispondono alla fase più delicata di tutta la gravidanza (la formazione in miniatura di tutti gli organi e apparati del bambino).
Gli obiettivi glicemici consigliati per una gravida con diabete sono, pertanto, i seguenti:

Glicemia mg/dl
Digiuno 60 - 90
1 ora dopo il pasto < 130 - 140
2 ore dopo il pasto <120
Notte 60 - 120


Alla luce di queste considerazioni, è consigliato praticare controlli frequenti delle glicemie (fino a 8 volte al giorno) ed una verifica della basale eventualmente anche ogni 15 giorni, per modificarla in base alle necessità del momento, tenendosi presente che tali modifiche andranno sempre concordate con il diabetologo.

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Prevenzione e terapia delle irritazioni e delle infezioni della pelle
La prevenzione nei seguenti casi:

  • Pulire con alcool, sempre, prima dell’inserzione dell’ago;
  • In caso di infezione superficiale è opportuno usare comuni disinfettanti per detergere l’area.
  • Se il cerotto è irritante occorre cambiarlo con altro di seta o cerotti anallergici.
  • Utilizzare altre zone in cui infilare l’ago al fine di lasciar riposare la zona sede dell’irritazione.
  • In caso di dolore può essere utile cambiare zona o meglio altra sede (ad es. se si sta facendo l’iniezione sulla gamba destra, è preferibile spostarsi sulla gamba sinistra).
  • Se nell’inserimento, l’agocannula lede un capillare può verificarsi un piccolo ematoma; è consigliabile cambiare sede di iniezione in modo che l’ematoma possa assorbirsi spontaneamente.
  • In caso di comparsa di sangue nel catetere di infusione, si è entrati in un vaso sanguigno superficiale e quindi conviene cambiare la sede di iniezione.
  • La mancanza di igiene locale, il contatto delle dita con l’ago cannula, il mantenere l’ago nella stessa sede per più di 4 giorni, possono determinare una infezione più importante con rischio di ascesso da trattare con antibioticoterapia.
  • In alcune situazioni, soprattutto con aghi che formano angoli di 90°, si può determinare una ridotta utilizzazione dell’insulina per il formarsi di un infiltrato cellulare conseguenza dell’infiammazione (utilizzare eventualmente aghi a inserimento obliquo).
  • In alcuni casi la componente solida della soluzione di insulina può separarsi e addensarsi nel catetere o nell’agocannula determinando una occlusione.

 

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Autocontrollo e precauzioni generali
L’autocontrollo delle glicemia è fondamentale nella gestione del diabete di tipo 1 per decidere le eventuali variazioni della terapia insulinica rispetto a eventi intercorrenti sia iper che ipoglicemici, rispetto all’alimentazione, all’attività fisica, ecc.
A maggior ragione l’autocontrollo è fondamentale per i pazienti che usano il microinfusore; essi dovrebbero controllare la glicemia almeno 4 volte giorno, prima dei pasti e prima di dormire.  Periodicamente dovrebbero effettuare un controllo notturno.  Ovviamente i controlli devono divenire anche più frequenti in occasione di malattie intercorrenti e situazioni speciali.  Ricordarsi di avere a disposizione anche le strisce per la determinazione dei chetoni urinari, importanti sia nelle malattie intercorrenti che nelle situazioni di iperglicemia senza causa apparente.

Cose da avere sempre con sé:

  • Glucometro
  • Strisce per glicemia e per chetoni nelle urine
  • L’insulina per ricaricare il serbatoio
  • Una siringa o una penna da insulina di riserva
  • Un set di infusione di riserva
  • Un set di batterie di riserva
  • Un serbatoio di riserva
  • Il numero verde per i problemi tecnici del microinfusore
  • I numeri di telefono utili del diabetologo di fiducia e
  • dell’ospedale di riferimento
  • Qualche snack di emergenza o qualche bustina di zucchero.

 

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Bibliografia
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• Bruttomesso D, Pianta A, Crazzolara D, Scaldaferri E, Lora, L,Guarneri G, Mongillo A, Gennaro R, Miola M, Moretti M,Confortin L, Beltramello GP, Pais M, Baritussio A, Casiglia E,Tiengo A Continuous subcutaneous insulin infusion (CSII) in the Veneto region: efficacy, acceptability and quality of life.  Diabet Med. 2002 Aug;19(8):628-34.
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• Walsh J, Roberts R, Insulin reactions. In Pumping Insulin: Everything You Need, for Success With an Insulin Pump. San Diego – CA – USA, Torrey Pines Press; 4th edition, 2006.
• “Piccola Guida al microinfusore e dintorni” di   Mariano Agrusta, Vincenzo Di Blasi, Daniela Di Marzo,  Raffaella Fresa

Link
http://www.clinicaparioli.it/vis_dettaglio.php?id_livello=258
http://www.dm1.it/adulti/microinfusori/123domande/view.asp?ID=14
http://www.dm1.it/adulti/microinfusori/123domande/view.asp?ID=15
http://www.dm1.it/adulti/microinfusori/123domande/view.asp?ID=16
http://www.diabetologia.it/tabella_alimenti/indice_glicemico_degli_alimenti.htm

Siti
www.microinfusori.it
www.accu-chek.it

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