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  23.09.2018 Ferienhaus Ostsee
   

Indice
Patologia
Meccanismo
Cause
Complicanze
Prevenzione

La diabulimia si riferisce ad un disturbo alimentare in cui le persone con diabete di tipo 1 deliberatamente si somministrano un quantitativo inferiore di insulina rispetto a quello richiesto dal corpo per la propria sopravvivenza, e ciò esclusivamente al sol fine di perder il peso.   Secondo la dr.ssa afferma Maria Rosaria Cristofaro, dirigente medico di Diabetologia ed endocrinologia all'Ospedale Regionale di Campobasso e coordinatore del Gruppo nazionale donna Amd.  «Il termine è un neologismo, nato dalla fusione di diabete e bulimia: in effetti vi sono molte affinità con i disturbi del comportamento alimentare, come la maggiore prevalenza del disturbo nel sesso femminile durante la seconda e terza decade di vita, o la preoccupazione ossessiva per la forma fisica e il peso corporeo».

Detta patologia non è attualmente riconosciuta come una diagnosi mentale da parte delle comunità mediche o psichiatriche:  normalmente viene diagnosticata la bulimia o l’anoressia nervosa  che sono disturbi alimentari per cui in ospedale  forzano a mangiare cibi con molti zuccheri, il che in caso di diabulimia risulta essere una terapia sbagliata in quanto la cura è diversa (ossia il ripristino di insulina).
La bulimia (da greco, boulimía, composto di (bôus) "bue" e (limós) "fame"; propr. 'fame da bue') è un disturbo del comportamento alimentare. In particolare la bulimia nervosa è, insieme all'anoressia nervosa (il rifiuto del cibo da parte della persona per la paura ossessiva di ingrassare), uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare, detti anche Disturbi Alimentari Psicogeni (DAP). Nella bulimia vi è un serio problema dell'alimentazione per cui una persona ingurgita una quantità di cibo eccessiva per poi ricorrere a diversi metodi per riuscire a non metabolizzarlo e, quindi,non ingrassare (vomito autoindotto, utilizzo di lassativi, purghe, digiuni e intenso esercizio fisico). Nella diabulimia invece il diabetico utilizza lo strumento dell’insulina per controllare il suo peso. In comune hano che possono entrambe condurre alla morte ma con modalità diverse: lentamente nel primo caso, all’improvviso nel secondo.
Riepilogando le frasi "disturbato comportamento alimentare" o "disordinato comportamento alimentare" (DEB in entrambi i casi), o disturbi alimentari (DE) sono abbastanza comuni nella letteratura medica e psichiatrica, che affrontano la condizione dei pazienti affetti da diabete di tipo 1 che utilizzano le dosi di insulina per controllare il proprio peso, ma in tutto il mondo ci si sta muovendo affinchè perm la diabilumia si possa parlare di disturbo mentale: ln particolare  in Australia dove il fenomeno è largamento diffuso, l’Associazione Diabetics with Eating Disorders (DWED), attraverso la sua fondatrice ex diabulimica Jacqueline Allan  si sta impegnando per farla entrare nel DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali).
Nel Regno Unito il problema sta diventando così diffuso che l'associazione Diabetics with Eating Disorders (Diabetici con disturbi alimentari) sta conducendo una campagna per il riconoscimento ufficiale della diabulimia riconoscendolo come un problema di salute mentale. Sembra che un terzo delle donne diabetiche di età compresa fra i 15 e i 30 anni salti le iniezioni di insulina per perdere peso.
Dagli Usa il gruppo di sostegno Diabulemia Helpline spiega che le diabetiche di tipo 1 sono due volte e mezzo più a rischio di sviluppare un disturbo alimentare rispetto alle altre donne. Lo confermano i dati di una ricerca citata proprio da Diabulemia Helpine secondo cui oltre il 40% delle donne con diabete tra 15 e 30 anni modifica o salta l'insulina prescritta, proprio per perdere peso per  toccare l’80% in Australia.
La situazione in Italia «è poco nota e sottostimata» (d.ssa Maria Rosaria Cristofaro) anche se si stima che una ragazza su quattro in terapia con insulina, di età compresa tra i 13 e i 18 anni, si auto riduca, fino a omettere, sia le iniezioni di insulina, che le prove di glicemia capillare che quotidianamente devono essere effettuate per monitorare l’andamento glicemico della giornata» (d.ssa Alessandra Bosetti, dietista presso la Clinica pediatrica del polo universitario di Milano - ospedale Luigi Sacco).

 

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Meccanismo
La mancata somministrazione di insulina pone il corpo in uno stato di inedia, con conseguente degradazione del muscolo e grasso in corpi chetonici sfociando successivamente in chetoacidi: il corpo infatti non potendo elaborare più i zuccheri presenti nel sangue gli zuccheri  - che vengono consumati -  smette di produrre energia e di produrre riserve di grasso (quali ulteriori fonti di energia in mancanza del glucosio), traducendosi in una perdita di peso significativa e ponendo il diabetico in una situazione nota come chetoacidosi diabetica che nel tempo porta a complicanze  ma anche ad un aumento del rischio di mortalità (uno studio su pazienti di undici anni di sesso femminile con diabete di tipo 1 ha evidenziato un aumento del rischio della mortalità  per coloro che avevano diminuito il dosaggio di insulina tre volte superiore a coloro che usavano l’insulina nel modo corretto).

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Cause
La diabulimia tende a iniziare nell'adolescenza ed è più probabile che si verifichi nelle donne rispetto agli uomini.  Coinvolge quelle persone che soffrono di  disturbi  alimentari: quando viene  diagnosticato il diabete, aumenta la percentuale di rischio di cadere nella trappola della diabulimia in quanto  si viene posti a convivere,  improvvisamente, con una vita ordinata che si basa sul cibo, sull’esercizio e sui numeri (dalla conta dei carboidrati al dosaggio di insulina,etc.).
La diagnosi di diabete di tipo 1, comporta per il  paziente una dieta controllata associata ad un quantitativo di insulina ritenuto congruo per il suo peso: normalmente prima della diagnosi della malattia queste persone sono molto magre perché non assorbono il glucosio ma una volta in cura, con l'insulina si tende a rimettere i chili persi in precedenza e questa cosa per il paziente diabetico,  secondo la d.ssa  Cathy Moulton, consulente clinica di Diabetes UK, può risultare una cosa difficile da gestire.
A questo punto nel diabetico scatta la percezione che evitare di somministrarsi la dose giornaliera, permette di controllare meglio il peso corporeo ed infatti le adolescenti spesso temono di ingrassare troppo, sospendendo di iniettarsi l’insulina  senza capire che questo può essere letale.
Per questi soggetti la diabulimia diventa uno strumento più attraente rispetto ad altre tecniche, come quella del vomito autoindotto, utilizzo di lassativi, purghe, digiuni e intenso esercizio fisico, seguendo il comportamento di molte fotomodelle per mantenersi in linea, il tutto confortato dal fatto che nell’immediatezza non sembrano verificarsi danni.
Non si considera che in questo modo ci si pone in una situazione di  autolesione in seguito alla perdita di massa muscolare di organi, tessuti, strutture dell’organismo (enzimi, ormoni).   Gli esperti concordano, però, che nella diabulimia la componente psicologica è fondamentale entrando in gioco la pericolosa identificazione, in molte ragazze, dell'estrema magrezza come modello di bellezza femminile.
Questo atteggiamento, nelle donne affette da diabete di tipo 1, è aggravato dal peso di dover convivere con una patologia cronica. Dunque non si deve mai sottovalutare il vissuto psicologico della paziente e, pertanto, nel team multispecialistico devono entrare competenze specifiche e occorre sempre prevedere il coinvolgimento delle famiglie».

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Complicanze
La chetoacidosi diabetica (DKA) è molto comune nelle persone con diabete di tipo 1 che hanno diabulimia. Ciò è dovuto alla necessità del corpo che richiede  una fornitura costante di energia ma che la mancanza di insulina impedisce.  La chetoacidosi diabetica è una condizione molto grave che si verifica quando non si ha abbastanza insulina, in assenza di trattamento il risultato è la morte  improvvisa, ad esempio in seguito ad un ictus cerebrale:  infatti il cervello rimanendo a corto di glucosio  non ha le energie per funzionare bloccandosi così come un motore senza carburante.
Una persona con diabulimia, soprattutto se non trattata precocemente, rischia di subire gli effetti negativi sul proprio corpo andando incontro  a chetoacidosi con progressivo peggioramento della funzionalità dei vari organi : si può diventare sterile, finire con una neuropatia periferica (danni al sistema nervoso che di solito inficiano il funzionamento di mani e piedi), neuropatia autoimmune, che vuol dire un abbassamento del livello di zucchero nel sangue, problemi cardiaci e malattie ai reni. Il basso livello di zucchero nel sangue può portare anche a retinopatia, che può portare alla cecità (il diabete è in realtà la principale causa di cecità in Gran Bretagna al momento, e le più colpite sono le donne tra i 15 e i 30 anni).  C’è la gastroparesi, per cui tutti i nervi dello stomaco muoiono (significa che il cibo non può arrivare all’intestino e si passa il tempo a vomitare con il rischio che possa essere diagnosticata la bulimia).  Può causare insufficienza intestinale e incontinenza.
L’immediatezza della morte differenzia la diabulimia dalla analoghe malattie della  anoressia e della bulimia  dove la morte si verifica più lentamente.

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Prevenzione
Si può identificare un paziente ad avere diabulimia se ci sono molti picchi inspiegabili nella loro emoglobina HbA1c, nella perdita di peso.
Presso il polo universitario di Milano - ospedale Luigi Sacco la prevenzione nelle pratiche terapeutiche si basano prevalentemente sull’aspetto psicologico: «per una adolescente è difficile accettarsi con una malattia cronica, inoltre si trova a far fronte a restrizioni alimentari e paura di ingrassare: bisogna tenere presente che c’è un mondo di disagio psicologico intorno a questo problema». Per questa ragione l’approccio del team del Sacco, diretto dal direttore della Clinica Pediatrica dell'università degli Studi di Milano, Gian Vincenzo Zuccotti e il responsabile del Servizio di Diabetologia Pediatrica Andrea Scaramuzza, non è restrittivo: «è fondamentale far capire che il diabetico non deve privarsi di tutto ma può seguire un tipo di alimentazione equilibrata e protettiva come quella che dovrebbero seguire tutti». L’Ospedale offre ai ragazzi affetti da diabete di tipo 1 e alle loro famiglie un supporto terapeutico a tutto tondo basato sul Parental training.

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Fonti
http://en.wikipedia.org/wiki/Diabulimia
http://it.wikipedia.org/wiki/Bulimia
http://www.corriere.it/salute/nutrizione/13_aprile_05/diabulimia-disturbo-comportamento-alimentare_6a6b2ecc-80f2-11e2-b0f8-b0cda815bb62.shtml
http://d.repubblica.it/benessere/2013/04/23/news/psicologia_diabulimia-1618801/
http://www.vice.com/it/read/diabulimici-non-prendono-l-insulina