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Curare il diabete con una pianta africana - Diabetescore
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  14.07.2024 Ferienhaus Ostsee
   

La scoperta sarebbe sensazionale, miracolosa e forse per questo motivo non verrà mai immessa nel mercato: per curare il diabete basterebbe somministrare ai pazienti l'estratto di una pianta africana ... un sogno !!!
La Vernonia Amygdalina, chiamata in Nigeria Eworo o Etidot, è un arbusto cespuglioso dalle foglie amare, usato dagli scimpanzè per liberarsi dia parassiti e dalla popolazione locale come febbrifugo e stimolante delle funzioni digestive.

Partendo da questa specie vegetale e realizzandone un estratto, il dott.Loius Obyo Obyo Nelson ha realizzato il nuovo fitofarmaco antidiabete, in collaborazione con l’istituto di ricerca farmaceutica della Nigeria.
Questo rimedio erboristico verrà presto commercializzato ad Abuja, in Nigeria, dopo che il dott.Nelson è riuscito a trovare finanziatori nigeriani e internazionali per la sua nuova medicina naturale, brevettata da lui stesso sei anni fa negli Stati Uniti.
La notizia della prossima introduzione in commercio del nuovo principio curativo è stata data dal quotidiano “This Day”, come riferisce l'agenzia di stampa cattolica Misna.
Lo stesso ministro della Salute nigeriano, Aliyu Idi Hond, si è detto entusiasta della scoperta e ha definito epocale e storica la produzione del nuovo medicinale.
Il nuovo ritrovato del dott. Nelson sembra essere efficace contro il diabete.
Due studi clinici, che lo hanno sperimentato all'ospedale universitario di Jos, sembrano aver dato risultati  positiviì: dopo averlo somministrato per sei mesi, sotto forma di estratto, a pazienti diabetici, si è registrata una regressione della malattia e le persone non erano più costrette a seguire particolari diete.
La terapia polierbale si dice che sia un principio farmacologico corrente avente il vantaggio di produrre la massima efficacia terapeutica con effetti collaterali minimi. E’ stata  valutata l'efficacia antidiabetica e quindi l' impatto sugli indici biochimici di tossicità da una combinazione di estratti di neem (Azadirachta indica) e bitter leaf  (Vernonia amygdalina). Sono stati utilizzati per lo studio trenta ratti diabetici , di cui 25 diabetici e 5 non. I ratti diabetici sono stati divisi equamente in cinque gruppi e trattati rispettivamente per un periodo di 24 giorni, con:ù
a) soluzione salina,
b) un combinato di estratti di Azadirachta indica e Vernonia amygdalina,
c) Azadirachta indica
d) Vernonia amygdalina
e) clorpropamide  .
La somministrazione orale della dose di estratto (400 mg kg - 1 di peso corporeo ) e clorpropamide (4,286 mg kg - 1 di peso corporeo ) e la glicemia è stata monitorata in vivo a vari intervalli di tempo per 9 h. Con il trattamento monodose con Azadirachta indica  c’è stata la riduzione di picco ( 28.56 % ) un'ora dopo, mentre con i trattamenti con estratti combinati  (Vernonia amygdalina e clorpropamide) le riduzioni di punta si verificavano dopo 7 ore.
Le riduzioni percentuali di glucosio nel sangue rispetto ai valori iniziali alla fine del trattamento sono stati 71.05 , 44.95 , 88.63 e 75.83 per la Azadirachta indica, per il combinato estratto di Azadirachta indica, solo Vernonia amygdalina  e clorpropamide.  La riduzione del glucosio nel sangue per i gruppi trattati con estratti combinati e Vernonia amygdalina  paragonata solo bene ( p < 0.01 ) con clorpropamide e controllo non diabetico , ma non con la sola Azadirachta indica.
E’ stato riscontrato che la determinazione dei marcatori di epatotossicità nel siero (compresi GPT e le attività di GOT , proteine totali , albumina e urea) ha indicato che, dei quattro trattamenti, il neem offre la migliore protezione contro la disfunzione epatica mentre nel gruppo trattato con estratti combinati hanno mostrato una sinergia più globale rispetto ai vantaggi ottenuti con i singoli trattamenti .
Restano necessarie ulteriori ricerche e conferme cliniche per validare l'efficacia dei ritrovati alternativi ed erboristici nella cura del diabete, specie nelle sue forme più gravi.
Tuttavia l'attenzione scientifica internazionale aveva già da tempo indicato nelle piante africane una possibile miniera di principi attivi terapeutici efficaci.
Il nuovo fitofarmaco del dott. Nelson sembra confermare le positive aspettative riposte dai medici nella flora africana.
In attesa di ulteriori conferme all'efficacia di questo prodotto, staremo a vedere se e quando la sua commercializzazione giungerà negli Stati Uniti e in Europa.

Non si nasconde che si ha la sensazione che anche questa ricerca morirà nel dimenticatoio per colpa di chi ha interessi economici contrari alla sconfitta del diabete e che faranno di tutto per soffocare anche questa ricerca (come puntualmente accaduto per tutte le altre ricerche promettenti !!!! ): dal 2009, data di pubblicazione della notizia, non se ne è più parlato … a buoni intenditori poche parole.

Fonti
http://www.italiasalute.it/news.asp?ID=9887
http://www.ajol.info/index.php/njps/article/view/32651
http://thescipub.com/abstract/10.3844/ajbbsp.2008.239.244

Amplius:

The Antidiabetic Efficacy of Combined Extracts from Two Continental Plants: Azadirachta indica (A. Juss) (Neem) and Vernonia amygdalina (Del.) (African Bitter Leaf)
Ebong, P.E., I.J. Atangwho, E.U. Eyong and G.E. Egbung, 2008. The Antidiabetic Efficacy of Combined Extracts from Two Continental Plants: Azadirachta indica (A. Juss) (Neem) and Vernonia amygdalina (Del.) (African Bitter Leaf). Am. J. Biochem. Biotechnol., 4: 239-244.

"Efficacy of aqueous leaf extract of vernonia amygdalina on plasma lipoprotein and oxidative status in diabetic rat models" su Nigerian journal of physiological Sciences (1-2): 39-42@ Physiological Society of Nigeria, 2005 (..)